Intervento in aula del Vicepresidente di An-Pdl Marco Cellai:
«Dell’istituzionalizzazione delle Società della Salute, francamente non si sentiva proprio il bisogno. Questo giudizio netto e severo lo esprimemmo il 18 luglio 2007 a seguito dell’annuncio dell’assessore Rossi in IV Commissione sulle Sds intese come “elemento di articolazione sul territorio” e “come risposta sul ruolo che devono svolgere i Comuni e la società civile” in ordine al sociosanitario». «Con questo strumento si ha un riaffacciarsi dei Comuni nel settore sanitario, dopo i passaggi Usl-Ausl e via dicendo: un passo avanti, o una capriola all’indietro? Non appare un fuor d’opera ricordare che, in merito, l’assessore Salvadori nel marzo del 2007 aveva ammonito sul fatto che “le Sds non devono diventare un carrozzone, ma rispondere alle esigenze dei cittadini”, mentre il segretario regionale dei Comunisti Italiani aveva lanciato l’accusa di “pura demagogia” in ordine all’annuncio del “taglio di enti regionali” mentre contemporaneamente “si consente la nascita di 34 nuove Sds il cui costo di gestione è quantificabile in oltre 30 milioni di euro; siamo a fronte, ad oggi, a costi per milioni di euro per la sola contrazione dell’impalcatura dei 18 consorzi costituiti”».
«In tutto questo, le Sds sono un po’ un oggetto misterioso non solo per i cittadini delle aree in cui non vi è stata sperimentazione, ma anche per quelli delle zone direttamente interessate da quasi 4 anni della medesima. Né si è visto o si vede quale vantaggio vi sia stato o possa esserci per i cittadini in futuro, con le Sds, in termini di risposta ai loro bisogni di salute. Così come, quanto ai percorsi sulla definizione del Piano Integrato di Salute e del Profilo di Salute, sarebbe fin troppo facile scoprire che sono stati sostanzialmente gli stessi sia per gli enti che non hanno fatto il percorso della sperimentazione che per quelli che lo hanno fatto». «Nel febbraio scorso, l’informativa preliminare dell’assessore si era sostanzialmente basata sulla riproposizione di quanto preannunciato a luglio. Con una pervicacia degna di miglior causa, la maggioranza in detta occasione provvedeva a respingere le due mozioni presentate dal centrodestra e il cui succo era di “considerare definitivamente chiusa la sperimentazione delle Sds” ed il ripristino delle “34 zone socio sanitarie quali riferimenti territoriali”. A quella data, peraltro, si parlava per la costituzione e la sperimentazione delle Sds di un investimento di 7,5 milioni di euro. E tuttavia un attento cronista della macchina regionale registrava sulla stampa che “in effetti, tranne gli addetti ai lavori, quasi nessuno le conosce. E quasi nessuno sa che dietro ai presidi sanitari dove si visita e si cura si paleseranno queste macchine complesse, e fino ad ora seminascoste, che determineranno finanziamenti e scelte capaci di riverberarsi sulla pelle di chi si ammala”. Allora si puntava alle “Comunità per la Salute”. Poi ci si è rinunciato, chissà perché… Allora il collega Ciabatti, sul Manifesto del 23 febbraio scorso, scriveva che andava “superato uno degli elementi di maggiore criticità presenti, dato dalla percezione complessiva da parte dei cittadini che nessun cambiamento concreto è avvenuto sul territorio rispetto al soddisfacimento dei propri bisogni di salute” e che vi era la “necessità di risolvere in modo chiaro il rischio di una separazione tra assistenza ospedaliera e territoriale”. Preoccupazione che veniva sottolineata dallo stesso assessore Rossi – assieme a quella che “il sistema dei servizi sanitari deve essere uguale in tutta la Toscana” – in un’intervista del 14 febbraio scorso. Preoccupazioni che la Pdl 271 oggi in discussione non supera certamente».«Basata, si dice, sui risultati delle sperimentazioni, non se ne capisce la logica conseguenziale giacché la maggior parte delle stesse non è stata in grado di garantire ai malati la certezza della continuità assistenziale tra territorio ed ospedale, dopo le dimissioni ospedaliere, e di fornire risposte adeguate rispetto alla non autosufficienza, alla disabilità, al disagio mentale ed alla tossicodipendenza. Significative al proposito alcune criticità evidenziate dalla Consulta regionale per il processo di sperimentazione della Sds: “il monitoraggio è risultato incentrato prevalentemente sulla definizione delle fasi e degli atti relativi agli adempimenti istituzionali ed organizzativi piuttosto che sulla verifica degli esiti circa il cambiamento dei servizi e la percezione di tali cambiamenti da parte dei cittadini”, “non è stato possibile rilevare gli esiti dei Piani Integrati di Salute e l’efficacia delle azioni programmate”». «Sds, dunque, come “forme di coordinamento e di potenziamento dei servizi” (come dichiarato dall’assessore Rossi), o sovrastrutture organizzative e funzionali rispetto alla zona distretto? Il Presidente Martini ha parlato in proposito di “un processo di sviluppo e arricchimento della democrazia e della partecipazione, un’esperienza che ha cercato di motivare il territorio, affidandogli un ruolo sostanziale per la lettura del bisogno di salute”. Peccato che il “nodo” o lo “snodo” territorio sia proprio quello che ha funzionato peggio, o non ha funzionato affatto, e a cui è peraltro destinato il 52-53 % delle risorse».